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1^Orange: il tie-break è un premio divino contro Ascor Bettolino

C’è questa strana legge non scritta nel volley di Prima Divisione: se il Coach arriva al palazzetto e vede l’ultimo posto auto svanire sotto il naso, soffiato da un’utilitaria guidata da un destino cinico e baro, allora le cose sono due. O la serata finisce a schifìo, o gli Dei della Pallavolo decidono di farti un bonifico di benevolenza per compensare il travaso di bile.

1^ Orange: Requiem a Legnano. Serata da dimenticare.

C’era un freddo che non era freddo, era un insulto alla dignità umana. Fuori, le strade erano lastre di specchi per pinguini masochisti; roba che se inciampi, scivoli fino a Gallarate senza nemmeno averlo chiesto. Restarsene a casa, vicino al termosifone che gorgoglia, sarebbe stato un gesto di estrema lucidità. E invece no: noi, fedeli alla linea della sofferenza, ci siamo messi in macchina.

Libera Maschile PGS: Il Crazy espugna San Donato al tie-break!

Un'altra serata di grande pallavolo per le tigri di Rozzano! La Libera Maschile PGS del Crazy Volley torna dalla trasferta di San Donato con una vittoria sudata, sofferta e per questo ancora più bella. Dopo una battaglia di oltre due ore contro un Santa Tecla mai domo, i nostri ragazzi hanno strappato due punti pesantissimi al tie-break.

1^ Black - Pallavolo padana, pane duro e punti d’oro: Kolbe battuto!

Pareva una di quelle trasferte da nebbia bassa e ossa dure, come avrebbe detto il Gianni, ché andare a giocare sul campo del Kolbe Milano, ancora vergine di sconfitte casalinghe, era faccenda da uomini col collo grosso e la testa fredda. Ultima fatica prima della sosta natalizia, e i ragazzi della Prima Black ci sono arrivati col passo di chi sa già dove andare: non correndo, ma camminando dritto, che “chi va piano va sano, ma chi sa giocare va lontano”.

I Maestri Jedi – ché qui la Forza è più nella regia che nella spada laser – partono col loro solito pilota automatico lombardo: Casati a distribuire pane e palloni, Cuzzola opposto come un ariete della Valcamonica, Gazzola e Vaini al centro a far muro come le dighe del Brembo, Martinelli e Meroni di banda con mestiere antico, e il libero Veggian, irreprensibile come un notaio di Lodi.

Il primo set è un monologo da osteria chiusa: parla solo il Crazy. Ricezione che gira come il tram numero 1 e palla che scorre dalle mani di Capitan Casati con quella naturalezza che il cronista avrebbe definito “facilità lombarda, senza fronzoli ma con profitto”. Il margine si fa subito rassicurante, il Kolbe guarda e prende appunti, e si arriva al 18-25 senza patemi, come una domenica pomeriggio sul Naviglio.

Il secondo parziale è, come spesso accade, una rissa educata. I milanesi cambiano uomini e spirito, mettendoci il cuore prima ancora delle mani. Ma il Crazy ha fondamentali più solidi: sempre avanti di due o tre, sempre ripreso e sempre di nuovo in fuga. Una fisarmonica emotiva. Meroni in ricezione è chirurgico, roba da San Raffaele, e il doppio cambio Gallo-Maestranzi per Casati-Cuzzola ingrassa gli schemi neroarancio. Si gira campo sul 23-25, con la sensazione che la partita sia nelle mani giuste.

Coach Marca, uomo che non ama le mezze misure, riparte con gli stessi sei: vuole i tre punti, e lo fa capire senza prediche. Il terzo set sembra dargli ragione: Rozzano avanti, Kolbe a inseguire. Poi, sul 12-10, arriva il black out, quello che qualcuno avrebbe potuto chiamare “il momento in cui il cervello va in vacanza prima delle gambe”. Il Kolbe ne approfitta, scappa, arriva al 24-20 con quattro match point. I neroarancio li cancellano quasi tutti, con ostinazione padana; ma l’ultimo resta appiccicato ai polpastrelli di Meroni. Finisce 25-23, e si va al quarto come dopo un temporale estivo: aria più fresca e idee più chiare.

Il Crazy rientra deciso, ché chi spreca il pane oggi, domani mangia briciole. Martinelli torna a tuonare sotto rete come un Thor con accento trentino, e scaccia i cattivi pensieri anche da chi guarda dal divano. Il Kolbe prova ad avvicinarsi, sornione come un gatto sui tetti di Porta Ticinese, ma il doppio cambio tra palleggiatori e opposti mette il sigillo finale. Esplode l’entusiasmo neroarancio: partita chiusa, tre punti in tasca, e cappotto ben allacciato.

Ora arriva la pausa natalizia, che servirà a ricaricare le pile e a mettere benzina nelle gambe. Perché a gennaio, lo sapeva bene anche Brera, la verità del campionato viene sempre a galla come il grasso nel risotto: e contro il Powervolley serviranno polmoni, testa e quel sano orgoglio lombardo che non fa rumore, ma vince.

1^ Orange: il Pro Volley finisce sotto l'albero

Rozzano. Fuori c’è quella pioggia fastidiosa che ti entra nelle ossa e ti fa rimpiangere di non essere nato ai Tropici, ma dentro la palestra della Prima Divisione Orange del Crazy Volley l’aria scotta. È l’ultima recita prima di Natale, quella dove solitamente i giocatori hanno già la testa al cenone e le gambe pesanti come panettoni artigianali. Invece no.

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