1^Orange: notte da tigri contro la corazzata Lucernate
C’è un’aria strana stasera a Lucernate, un’aria che sa di beffa e di nebbia tagliata col coltello. Da una parte i primi della classe, quelli della Volley Lucernate Gialla, che scendono in campo con la sicumera di chi ha già il caffè pagato al bar del centro. Dall’altra, i ragazzi del Crazy Volley Rozzano Orange, gente che ha preso il pullman col dubbio e ne scende con la certezza di voler rompere le uova nel paniere più decorato del campionato.
Finisce 3-2 per i padroni di casa, ma se i punti vanno a Lucernate, la poesia – quella vera, quella che si scrive nei sottoscala – trasloca a Rozzano.
Il Film della Partita: Due tempi e un finale amaro
Il riscaldamento dei padroni di casa Il primo set è una faccenda sbrigativa. Lucernate fa il suo, Rozzano guarda un po' troppo il soffitto. Si scivola via verso un 25-20 che ha il sapore di un pomeriggio in ufficio senza troppe scartoffie. Il secondo set sembra la fotocopia, ma con qualche scarabocchio in più: il Crazy mette il naso avanti (13-15), pare che ci credano, ma poi sul 21-21 si spegne la luce, o forse la accende Lucernate. 25-21 e tutti a prendere il tè, o almeno così pensano i gialli.
La rivoluzione Orange E invece no. Nel terzo set succede l'imponderabile. Si gioca punto su punto, una roba che neanche al mercato del pesce c'è tanta tensione. 22-22, il momento in cui i deboli di cuore chiedono un amaro al bar. Il Crazy piazza la zampata: 22-25. Ma è il quarto set il vero capolavoro. Una roba che a vederla non ci credi: 7-17, 10-18... Lucernate vaga per il campo cercando l'uscita di sicurezza, mentre Rozzano gioca che è un piacere. 15-25. Pareggio. La capolista è alle corde, chiede l'ora, vorrebbe essere ovunque tranne che lì.
Il risveglio brusco Poi arriva il tie-break. E il tie-break è una tassa che si paga alla stanchezza. Lucernate scappa subito (8-3), Rozzano prova a rincorrerli come si rincorre l'ultimo tram della notte, ma le gambe sono pesanti. Finisce 15-9. Sipario.
I Protagonisti: Muri e dintorni
In questa banda di matti vestiti d'arancio, stasera qualcuno ha deciso di esagerare.
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Dragonetti: Un uomo, un catasto. Ha tirato su 11 muri punto. Undici. Praticamente ha passato la serata a spiegare agli avversari che la rete non è un invito, ma un confine di Stato. Se provavi a passare, lui ti chiedeva il visto e poi te lo negava.
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Chitoni, Ospite e Gobbi: Il resto della cooperativa del gol... pardon, del punto. Hanno martellato con la costanza di un creditore che ti aspetta sotto casa.
L'Intervista: Sudati e il mistero del quarto set
"Coach, torniamo un attimo a quel quarto set. 15-25. A un certo punto ho visto la panchina di Lucernate che consultava le mappe catastali per capire se il campo fosse ancora lo stesso. Erano smarriti. Cosa gli avete messo nel tè dell'intervallo? O è solo che a Rozzano l'aria è più densa?"
Coach Sudati: "Ma no, quale tè... lì è stata una questione di chimica elementare. Abbiamo smesso di chiedere scusa. Nel primo e nel secondo set entravamo in campo col cappello in mano, quasi a dire 'prego, passi pure lei che è capolista'. Nel quarto abbiamo deciso che il galateo era un optional. Abbiamo iniziato a battere come se dovessimo abbattere un muro e, per magia, il muro è caduto. Certo, vederli fermi a 15 fa un certo effetto, sembrava un punteggio da dopoguerra, quando si giocava ancora col cambio palla."
"Parliamo di Dragonetti. Undici muri punto. Io non sono un esperto di statistica, ma mi dicono che in alcune zone della Lombardia con undici muri ci tiri su un bilocale con box. Come si spiega una serata così? Ha le braccia più lunghe o semplicemente legge il futuro?"
Coach Sudati: "Guarda, Dragonetti stasera era in una trance agonistica che rasentava il misticismo. Non saltava, levitava. Gli attaccanti di Lucernate tiravano e la palla tornava indietro con la precisione di un boomerang australiano. A un certo punto ho avuto paura che l'arbitro gli chiedesse il porto d'armi. Ma vedi, il muro è un gesto di generosità: lui ci mette le mani, ma è la squadra che lo mette in condizione di non dover fare il vigile urbano."
"E poi c'è il resto della 'Cooperativa Orange'. Chitoni, Ospite, Gobbi... sembravano i tre moschettieri, solo che invece delle spade avevano dei bracci pesanti. È questo il segreto? Non avere un solo padrone, ma tanti piccoli azionisti del punto?"
Coach Sudati: "Esatto. Se marchi uno, spunta l'altro. È il bello di questo Crazy Volley: siamo democratici nel distribuire legnate. Chitoni ha una continuità che mi spaventa, Ospite entra e sembra che giochi lì da una vita (e rientrava oggi dall'infortunio), e Gobbi... beh, Gobbi ha quel braccio che quando parte fa il rumore di una saracinesca che si chiude alle otto di sera. Il problema è che al quinto set la democrazia è finita ed è tornata la monarchia di Lucernate."
"Un'ultima cosa, Coach. Tornate a casa con un punto. A Rozzano lo festeggiate come una vittoria o lo guardate con sospetto come un resto sbagliato al supermercato?"
Coach Sudati: "Lo guardiamo come un antipasto. Un ottimo antipasto. Certo, se avessimo vinto 3-2 avremmo ordinato anche il dolce e lo champagne. Ma uscire dal campo della capolista sapendo che stanotte loro sogneranno i muri di Dragonetti e le schiacciate dei nostri... beh, è una soddisfazione che non ha prezzo. Per tutto il resto, c'è il prossimo allenamento, dove ricominceremo a sbagliare le battute, tanto per non perdere l'abitudine."
La Chiusa Filosofica
"Perché vedete, alla fine della fiera, i punti in classifica sono come i soldi al casinò: servono a stare al tavolo, ma non dicono chi sei veramente. Lucernate si tiene il primato, certo, ma Rozzano si porta a casa qualcosa che non ha prezzo: il silenzio attonito di chi pensava di aver già vinto.
Quel quarto set, quel 15-25 scolpito nel marmo della serata, non è solo pallavolo. È la rivincita di chi parte sfavorito e decide che, per una notte, la gerarchia è solo un’opinione sbagliata. Si torna a casa con un punto, ma con la schiena dritta. E a Rozzano, stasera, la nebbia sembra un po' meno fitta."




