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1^ Orange - Il miraggio della Barona: Quando la Bellezza non basta

1^ Orange - Il miraggio della Barona: Quando la Bellezza non basta

C’è un momento, in via Santa Rita da Cascia, in cui il rumore del traffico di Milano sembra attenuarsi. È l’ombra del Santuario, quel gigante neoromanico che sta lì dal 1940 a raccogliere speranze e cause disperate. Sotto quelle campane, il volley diventa una liturgia laica.

 La Prima Orange del Crazy Volley entra in palestra con l’aria di chi ha studiato, di chi ha la camicia stirata e il piano partita in tasca. Ma la pallavolo, signori, è un gioco di demoni interiori.

Il Primo e il Secondo Atto: Lo Shock Termico

L’inizio è un freddo glaciale. Il Santa Rita parte forte, spinto da un pubblico che sente l’odore del sangue sportivo. Il Crazy riceve bene, intendiamoci, la palla arriva lì, morbida, sulla testa del palleggiatore come una carezza. Ma poi? Poi l'attacco sbatte contro un muro che pare fatto di mattoni a vista. 25-14 e 25-18. Due set che scorrono via come un temporale estivo: rumore, acqua, e tu che rimani lì a chiederti dove hai messo l’ombrello. La difesa Orange è statica, troppo educata. Guardano la palla cadere con una rassegnazione quasi filosofica.

Il Terzo Set: La Scossa e la Seta

Poi, il cambio di sceneggiatura. Nel terzo set, i ragazzi Orange decidono che non è serata per fare le comparse. La ricezione alza ancora il livello: rasentiamo la perfezione. Ma stavolta, finalmente, l'attacco trova il bacio del parquet. È un set lottato, nervoso, sporco. Il Crazy mette a segno dei muri punto che fanno vibrare le assi della palestra – alla fine saranno 10 i block vincenti totali – e chiude 22-25. Sembra l'inizio di una rimonta epica, di quelle che si raccontano davanti a un bianchino al bar.

Il Quarto Set: L'Equilibrio e il Tradimento del Fischio

Il quarto parziale è un poema epico. Si gioca punto a punto, un corpo a corpo che toglie il fiato. 10-10, 15-15, fino al 20-20. Il Crazy Volley riceve che è una meraviglia, ma soffre maledettamente nel "contenimento". Il Santa Rita attacca, noi non riusciamo a toccare quella palla a muro per rallentarla, per dare ossigeno alla difesa. La palla schizza via, imprendibile.

Poi, il blackout. Sul 20 pari, un doppio tocco solare, di quelli che vedi anche dalla circonvallazione. L'arbitro resta muto. Il fischietto rimane in tasca. Gli Orange si fermano, protestano, cercano giustizia divina in un luogo che di divino ha solo le mura esterne. In un attimo, la luce si spegne. Il Santa Rita infila il break decisivo e chiude 25-20. Sipario.


L'Intervista: tra Incenso e Amarezza

A fine partita, l'aria è umida. L'allenatore avversario si avvicina al nostro Coach, gli mette una mano sulla spalla. È un gesto quasi di conforto.

"Allora, Coach... mi spieghi questo finale. Eravate lì, a un passo dal tie-break, con una ricezione che sembrava disegnata da Giotto. Poi però, al primo fischio storto, siete evaporati. Come se avessero tolto la corrente a tutto il quartiere."

Coach: "è la nostra condanna. Siamo esteti del primo tocco, ma quando la partita diventa una rissa da saloon, ci mettiamo a discutere sulle regole di ingaggio. Quel fischio mancato ci ha tolto l'anima. Abbiamo smesso di difendere, abbiamo smesso di lottare. E sì che di muri punto ne abbiamo fatti 10, ma il muro di contenimento? Non pervenuto. Lasciavamo passare troppi palloni senza nemmeno sporcarli."

"Però l'altro Coach è venuto a cercarti. Una scena d'altri tempi, no?"

Coach: "Sì. È venuto lì, con una onestà che quasi fa rabbia, e mi ha detto: 'Avevi ragione, era un fallo enorme, non so come abbia fatto a non vederlo'. E pure l'arbitro, con gli occhi bassi, ha ammesso l'errore. 'Scusatemi, ho preso un abbaglio'. Belle parole, per carità. Ma con le scuse dell'arbitro e la ragione dell'avversario ci facciamo un brodino caldo. I punti restano a loro. Comunque hanno meritato di vincere, niente da dire, un punto non cambia la partita."

"Insomma, siete come quei nobili decaduti: bellissimi vestiti, ottime maniere, ma la dispensa è vuota."

Coach: "Esatto. Riceviamo da campioni, ma se non impariamo a sporcarci le ginocchia in difesa e a non innervosirci per un fischio, resteremo sempre quelli che 'potevano vincere'. Santa Rita protegge le cause impossibili, ma per difendere una diagonale serve più bava alla bocca e meno estetica."

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