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Il ragazzino, Il muro e la vendetta (fredda) della Prima Orange

Il ragazzino, Il muro e la vendetta (fredda) della Prima Orange

Immaginate una stanza. Luci soffuse, il ticchettio di un orologio che scandisce il tempo di una vendetta sportiva che bolle in pentola da mesi. Perché lo sport, vedete, non dimentica.

Quel 3-0 dell’andata a favore del Vomien era una ferita aperta, un graffio sull'anima dei ragazzi della Seconda Orange del Crazy Volley. E il destino, che ha sempre un senso del ritmo tutto suo, li mette di fronte a chi li precede in classifica, al quinto posto.

Signori, mettetevi comodi. Questa è la storia di una redenzione che profuma di gioventù e di una regia d'altri tempi.

L’Atto Primo: L’Illusione della Facilità Partono contratti, i ragazzi. 3-6. Sembra il prologo di un film già visto, una serata storta. Poi, improvvisamente, scatta qualcosa. Una sinfonia Orange. La ricezione diventa di velluto, e il parziale di 9-8 si trasforma in una valanga: 13-9, 18-11. Il Vomien resta a guardare, incapace di arginare l'uragano, mentre Il crazy volley Orange chiude con un perentorio 25-15. Sembra facile. Ma nel volley, il "facile" è il miglior amico del pericolo.

L’Atto Secondo: La Nebbia sulle Certezze Il Vomien non è lì per fare la comparsa. Reagiscono. Si gioca sul filo del rasoio, punto su punto, fino al 12-12. È qui che la macchina di Rozzano inizia a tossire. Gli ospiti mettono la freccia: 13-16, poi 15-20. Nonostante un tentativo di ritorno sul 19-23, il set scivola via. Un 20-25 che rimescola le carte e riporta il silenzio nella palestra.

L’Atto Terzo: Lo Strappo nel Cuore Rozzano prova a scuotersi. Partenza sprint, 3-0, poi 14-10. Sembra il momento del nuovo allungo, ma la luce si spegne di nuovo. Dal 15-15 subiamo il ritorno cinico del Vomien. Gli ospiti sentono l'odore del sangue: 17-20, 20-23. Un altro 20-25. Sotto 1-2 nel computo dei set, il baratro è lì, a un passo. Le certezze dell'andata sembrano tornare a bussare alla porta.

L’Atto Quarto: La Scelta del Kaiser Sotto 8-12. Poi 12-15. La panchina trema, il pubblico mormora. Sul 17-18, coach Sudati si gira. Cerca uno sguardo, una conferma. Incrocia quello del suo secondo, il Kaiser Soldera. Si capiscono senza parlare, un cenno d'intesa tra chi ne ha viste tante. È il momento del giovane di bottega, del debuttante che non sa ancora quanto scotta il pallone. Entra Polino, un Under. E sapete cosa succede? La fisica cambia. La gravità è diversa. Rozzano mette il cuore davanti a tutto: 20-18, 23-19 e un 25-21 che urla al mondo: "Non è ancora finita".

L’Atto Quinto: Il Direttore d’Orchestra Senza Falcone, le chiavi della città sono tutte nelle mani di Gallafassi Enzzo, con 2 Zeta, ci tiene. Regge cinque set da solo, una maratona mentale prima che fisica. E nel tie-break decide di scrivere la storia: un punto e un muro che spaccano la partita sul nascere. Al cambio campo è 8-4. Il Vomien prova a risalire (9-6), ma è un'illusione. Chitoni, Dragonetti Ospite e Gobbi sono ovunque, tutti in doppia cifra. Gobbi è un totem: 4 muri punto totali che pesano come macigni. E poi lui, il giovane Polino, che chiude la porta in faccia agli avversari con due muri punto nel finale. 15-8. Sipario.


L'INTERVISTA: Coach Sudati e il segreto della perfezione

Lo troviamo a bordo campo, mentre riavvolge il nastro di una serata pazzesca e cerca di recuperare le coronarie disperse tra il quarto e il quinto set..

Coach, una vittoria che sa di liberazione. Ma parliamo della tenuta della squadra... "Volevamo questa vittoria con ogni fibra. Ma se siamo rimasti in piedi nei momenti bui è perché dietro siamo stati dei chirurghi: chiudere cinque set con un totale del 2% di errore in ricezione è roba che non vedi neanche ai massimi livelli. Se dai sempre palla in testa al palleggiatore, la vita sorride e il gioco fluisce."

L'ingresso di Polino sul 17-18 del quarto set. Una mossa da pokerista? "Mi sono consultato con il mio secondo, il Kaiser Soldera. In quei momenti serviva una scossa elettrica, qualcosa di imprevedibile. Abbiamo concordato l'ingresso di Polino perché serviva quell'incoscienza tipica dei suoi anni. È entrato col sorriso di chi va a prendersi il gelato e ha cambiato l'inerzia. Quei due muri nel quinto set sono l'emblema di questa partita: coraggio e freschezza."

E Gallafassi? Gestire tutto da solo per cinque set... "Eroico. Senza Falcone, Gallafassi ha guidato l'attacco con una lucidità disarmante. Nel tie-break ha fatto quel punto e quel muro che hanno dato il via alla nostra fuga definitiva. È stato il nostro direttore d'orchestra, non ha sbagliato una nota, il palaTasso andava a ritmo di Samba. Vedere quattro giocatori come Chitoni, Dragonetti Ospite e Gobbi andare in doppia cifra è la prova che il suo lavoro è stato monumentale. Gobbi poi, con quei 4 muri, ha alzato una cancellata invalicabile. Ma il merito va a tutta la squadra, a Cerrato che ha dato la "cazzimma" giusta, ai liberi Padovani e Vettorato che si sono alternati, a Resmini e Bertolesi che sono entrati dicendo presente e a kaiser Soldera e Villena che pur non scendendo in campo hanno dato il loro contributo. e ultimo ma non ultimo il nostro TM Campi che ha incitato i ragazzi dall'inizio alla fine."

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