Lainate, la Notte del Ghiaccio Spray e dell'Arnica per la 1^O
Ladies and gentlemen, eravamo lì. Eravamo in quella palestra, in quella che sembrava una serata come tante, ma che invece si è trasformata in una di quelle storie che il tempo, per onestà, dovrebbe conservare. Non per la qualità del gioco, ma per la dimensione umana, per la disperazione epica che ha animato la panchina della Prima Divisione Orange del Crazy Volley.
Perché la storia non comincia sul campo. Comincia nel referto. Voi leggete 1-3. Io leggo l'assenza. Un bollettino di guerra. Altri due influenzati si aggiungono al lungo elenco. Una squadra costruita sull'emergenza, un cast di riserve e di ragazzi.
E in quelle serate, quando le forze vengono meno, emerge l'unica cosa che conta: il carattere.
La Linea Verde: Dalla Panza alla Prova del Fuoco
Il primo set è chiuso (19-25), ma la vera narrazione della fatica comincia subito dopo. Il secondo set, che a guardare il punteggio finale (20-25) sembrerebbe di ordinaria amministrazione, è stato invece un inferno, con il Crazy Volley che ha dovuto recuperare un abisso da 9-15.
E nel mezzo di questo caos, il Crazy si è affidato alla sua linea verde e a chi di solito entra dalla panchina. Non solo speranze, ma certezze emergenti. C'è Pagotto, che pur essendo Under, è ormai "più veterano dei veterani", una solidità che non ti aspetti, e chiude la sua partita con 7 punti a referto. E poi, c'è il battesimo del fuoco: Invernizzi, che prende in mano la regia della squadra aiutando Villena, alla sua prima partita da titolare. È l'emozione, la paura, il coraggio di chi non ha nulla da perdere e tutto da dimostrare.
Ed è proprio in questo set che si colloca l'episodio che definisce l'animo della squadra: Cerrato, in una mischia a rete, riesce a mettere giù la palla in un modo che definire "ortodosso" è un insulto al vocabolario. Punto fatto anche di spalla. Un lampo di genio, un guizzo di anarchia in un gioco di schemi.
Il Sigillo del Guerriero: Ghiaccio, Arnica e il Muro
Il culmine è il quarto set. Le tigri del Crazy affondano: 16-20, poi 18-23. Finita. E invece, no.
Negli scambi infiniti, c'è lui: Dragonetti. Un nome che evoca forza antica, e la forza l'ha trovata soprattutto a rete. Sembrava un polipo con quegli arti che spuntavano ovunque: il referto parlerà di ben 14 muri punto messi a segno solo da lui. Quattordici.
E a chiudere la storia? Tommaso Ospite, colui che aveva la spalla a pezzi, tenuto in piedi solo dal ghiaccio spray e dall'Arnica da Cavallo. L'ultima palla, l'ultima schiacciata, un colpo di reni disperato ma vincente.
E quando la palla tocca terra, non si può dire altro: "Gioco, partita, incontro".
"La sconfitta è più educativa della vittoria; ci mostra cosa avremmo dovuto fare e che non abbiamo fatto." (Un vecchio adagio attribuito a un allenatore dimenticato).
Oggi, però, il Crazy Volley ha vinto. E la lezione è un'altra: la vittoria si trova dove c’è la volontà di non cadere.
Finisce così. E la storia, per stasera, è salva.




