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1^Div Orange - Infermeria e Lucernate: lezione di Geometria

1^Div Orange - Infermeria e Lucernate: lezione di Geometria

C'è poco da girarci attorno. Certe partite andrebbero spedite direttamente a referto senza neanche farle, un po' come i bollettini del catasto. Non fai sport in quei frangenti, fai la parte di chi deve imparare la lezione. E la impari male, spesso.

Il verdetto, questo 0-3 (13-25, 11-25, 24-26), è già fin troppo generoso, diciamocelo. Non è che il Crazy Volley Orange abbia perso per un errore di tattica o perché il libero non era in giornata. Hanno perso perché, di fatto, il Lucernate giocava un altro sport. Non di categoria superiore, proprio un altro sport. Loro, vestiti uguali, erano in Prima Divisione per un cavillo burocratico, o magari per una scommessa persa. Gente che ha già il biglietto del treno in tasca per il campionato che conta.

La Panacea Inutilizzabile e il Bambino

Poi c'è il nostro dramma. Che a vederlo da fuori pare un film un po' triste, di quelli che succedono solo d'inverno a Milano. L'infermeria, dicevano. Più che un'infermeria, ormai è un soggiorno ben arredato dove ci si fa la spola per un caffè. Ci è finita anche la spalla di Chitoni, che già la panchina era un oggetto di arredamento tristemente vuoto, adesso è proprio un monito, una scultura astratta dedicata alla sfortuna.

E allora il gesto estremo, il panico. Abbiamo tirato fuori l'Under Pagotto, uno che non aveva mai sudato una goccia con i grandi, e lo abbiamo buttato in mezzo. Non aveva ancora capito chi palleggiava e chi urlava di più, e si è trovato di fronte gente che ti schiaccia il pallone a terra come se fosse una questione di igiene personale. Non era vincere, la faccenda. Era non prendere troppi schiaffi, come quando eri ragazzino e facevi a botte coi grandi.

I Primi Due Set: La Giustificazione

I parziali, quel 13-25 e 11-25, hanno la brutalità di un conto in banca alla fine del mese. Non sono stati un errore tecnico delle nostre tigri. No. È stato un tributo da pagare alla realtà dei fatti. Il Lucernate non ha neanche dovuto sudare. Hanno giocato in scioltezza, come un professionista che monta un mobile IKEA: sanno già cosa fare e lo fanno.

I nostri, che tra infortuni e panico erano decimati, stavano lì a guardare, un po' spaventati. Era più un’esecuzione che una partita di pallavolo, fatta con una precisione geometrica, senza neanche il gusto dello sgarbo. Una cosa noiosa, ma implacabile.

Il Terzo Set: L'Orgoglio, Ma anche la Follia

Poi è successa la cosa imprevista. La ribellione. Non al Lucernate, che era troppo forte e per questo ha messo in campo le seconde linee. La ribellione al destino già scritto sul foglio dell'allenatore.

Martini, Ospite, Cerrato: gente che non molla neanche quando il treno è già passato. Hanno messo la testa fuori dalla trincea, e Dragonetti ha ritrovato quei colpi che dovrebbero essere la norma, ma che in serate così sembrano colpi di genio. Hanno lottato, hanno urlato, hanno trovato la forza in quel Pagotto che ci metteva l’anima.

Si è arrivati al 24-26. Non è servito a un accidente, se non a farli uscire col passo un po' meno strascicato.

Abbiamo perso, ovviamente. Ma abbiamo vinto una battaglia morale, una di quelle che non ti mettono punti in classifica, ma ti fanno dormire un po' meglio la notte. Adesso la preghiera è una sola, laica, da milanese disilluso: che il Lucernate venga promosso in fretta, così la si finisce con queste lezioni che non servono, e ci si ritrova a giocare contro quelli che, almeno, hanno il nostro stesso numero di giocatori sani in panchina.

Amen.

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